Tra il 1621 ed il 1651, Paolo Zacchia scrisse le “Quaestiones Medico-Legales”, imponente trattato in 9 volumi che deve essere ritenuto il primo trattato di Medicina legale del mondo. Egli coprì nella sua imponente opera tutte le problematiche ancora attuali, dai problemi bioetici a quelli della cosiddetta “malpractice” in ambito medico. Da allora sono trascorsi oltre tre secoli e la Medicina legale ha assunto un ruolo autonomo come specializzazione medica, anche se, ancora tuttora, è oggetto di “incursioni” da parte di tutti i medici che, a vario titolo, intendono cimentarsi, per pretesa convenienza economica o per curiosità intellettuale, con la materia. Perchè allora un medico-legale è indispensabile per la valutazione di aspetti, ad esempio, della colpa medica, quando uno specialista della specifica disciplina ne sa certamente di più? La risposta è molto semplice: perchè un medico-legale ha un metodo che lo specialista alieno della materia non possiede, perchè il suo metodo è esclusivo e non rifugge certo dalla competenza di altri specialisti, che deve però essere integrata in un ragionamento coerente e consequenziale.
Vi sono numerosi ambiti in cui il medico-legale interviene con la sua competenza specifica, dalla valutazione del danno alla persona, sia in ambito civilistico, che penalistico, alla valutazione in ambito previdenziale, alla valutazione in ambito psichiatrico forense (imputabilità, interdizione ed inabilitazione, capacità naturale e di testare, ecc.). Negli ultimi anni la medicina Legale ha ampliato i suoi ambiti, dalla emogenetica forense, alla tossicologia forense, fino alla antropologia forense ed alla entomologia forense, ma sempre con lo stesso spirito di curiosità e di ricerca che Paolo Zacchia, oltre tre secoli fa, aveva trasfuso nelle sue “Quaestiones”.